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Nessuno ancora l’ha detto, ma dopo l’ennesimo utilizzo della tecnica proibita in Saint Seiya, l’Athena Exclamation o “Urlo di Athena”, finalmente si può finalmente dire anche questo.

Come direbbe Fantozzi: “Urlo di Athena è una cazzata pazzesca”!

La genesi di questa tecnica parte da lontano, da molto lontano, quando negli anni ottanta Kurumada dovette trovare un escamotage per portare avanti i capitoli di Hades.

Pensa te che penso anch’io, alla fine ha trovato questa idea, l’Athena Exclamation, la tecnica più forte e proibita che i cavalieri d’oro possono fare. Una tecnica talmente potente che Athena stessa ha pensato bene di vietarla.

Ma, onestamente, ne valeva la pena di vietarla?

Oggettivamente no, perché questa tecnica ci ha regalato siparietti davvero spassosi al limite del divertente. Tutti i cavalieri d’oro che si fanno mille seghe mentali prima di farla e poi:

  • Shaka prende tutti per i fondelli, usandola per inscenare la sua dipartita;

  • In Omega, Hyperion la subisce e poi torna come nuovo, nemmeno fosse andato a farsi un giro in una beauty farm;

  • Andreas/Loki in Soul of Gold la usa per asciugarsi i capelli, come se fosse un asciugacapelli.

E questo senza dimenticare i vari usi nelle altre serie, fino all’esecuzione più trash, in Lost Canvas, in cui un solo cavaliere d’oro esegue l’Athena Exclamation completamente da solo (ma come? Non ne servivano tre? Regolus ha ottenuto uno sconto famiglia?).

Ma alla fine, a cosa serve l’Urlo di Athena, oltre che a farci ridere?

Beh, la mia teoria è che è una tecnica che fa figo inserire all’interno di una serie, perché alla fine non è mai riuscita a far del male effettivo a nessuno.

Insomma, ammettiamolo: la posizione è molto scenografica, le pippe che si fanno sono molto epiche. Quali altri motivi per farla, visto e considerato che non fa una mazza cazza al quadrato?

Nessuno, direi! Ma questa è solo una delle grandi contraddizioni di Saint Seiya e, ogni volta che viene usata questa tecnica, ognuno di noi dice la stessa identica frase, “tanto non funziona”!

G.E.

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Dopo aver visto la pagina “il predicatore vegano” è stato tutto chiaro: il veganesimo è una religione e, quindi, ho pensato che anche loro dovrebbero avere delle preghiere degne di celebrare il loro credo.

Allora mi sono messo al lavoro e ho sfornato le prime preghiere vegane.

Tofu Nostro

Tofu Nostro che sei nel reparto frigo
Sia santificata la tua soia.

Venga il seitan e sia fatta la ricetta vegana
senza pesce e senza carne.

Dacci oggi il nostro hamburger vegetale
e allontana da noi le malattie, quelle che noi auguriamo a tutti gli onnivori

E non farci fare figure di merda su facebook, ma liberaci dalla verità oggettiva.

G.E.

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Ok, siamo arrivati anche all’episodio 10 di Saint Seiya Soul of Gold.

Ebbene sì, l’ho visto e…beh, se non fosse che la serie è stata chiaramente creata per vendere nuove myth cloth, non avrebbe alcuna utilità.

Soul of gold ha creato aspettative al di sopra delle sue possibilità, e in questo episodio tutto è stato lampante.

Ma andiamo per punti, che è meglio.

- Utgardar: ok, è una specie di resuscitato, è lo scudo di Asgard…ma tolte queste cose, è un personaggio del tutto noioso. Tutti a fantasticare su chi fosse e sul perché portasse la maschera, ma alla fine non ha rivelato alcuna sorpresa. Un perfetto sconosciuto era ed un perfetto sconosciuto è rimasto.

- Athena Exclamation, ovvero il grande Bluff: alla fine, questa tecnica proibita si rivela essere solo una buffonata, un cliché usato a ripetizione in tutte le serie, ma del tutto inutile. proposto come il colpo più forte, alla fine tutti sopravvivono a prescindere che la serie sia Soul of Gold oppure Omega. Cosa dire? l’urlo di Athena è una cazzata inutile di colpo, ma fa tanto figo metterlo in tutte le serie con tremila varianti.

- Qualcuno si picchia: finalmente in questa serie qualcuno inizia a menare le mani, anche se contro Andreas/Loki, a quanto pare, nemmeno il fortissimo Saga (ah ah ah, scusate la risata ci stava benissimo) gli ha fatto un graffietto.

- Andreas è Loki: CHE GRANDE NOVITA’! Mai mi sarei aspettato che…ehi ehi..aspetta un secondo! Non è un novità. In Saint Seiya Omega Koga era Apsu e Subaru era Chronos ma si scopre solo negli ultimi episodi. Scusate, devo ritrattare: nessuna novità, tutte cose già viste. Mi auguro solo che Andreas non sia una matrioska e che, dopo Loki, arrivi pure qualcun altro!

- Ma Aiolos, che l’hanno inventato a fare? Tutti che speravano che facesse qualcosa pure lui, invece poco o niente ha fatto. Aiolos, rivedi il contratto per una prossima serie e fatti dare un ruolo di maggior rilievo;

- Armature divine…una pippa: Che Soul of gold non sia la serie più attendibile e meglio strutturata, l’avevamo capito (basti pensare al fatto che è ambientata durante i capitoli Elisio, negandoli di fatto), ma queste armature divine sono una pippa rispetto a quelle dei cavalieri di bronzo, visto e considerato che Seiya e compagnia riescono a sconfiggere, senza eccessivi problemi, sia Hypnos che Thanatos e i cavalieri d’oro, invece, sono in difficoltà contro dei semplici God warrior e non riescono a sconfiggere Andreas prima che si riveli Loki.

- E ora, se prevedo giusto…: allora, a quanto pare Ioria è rimasto da solo (pare che siano tutti fuori combattimento), quindi combatterà contro Loki. Nel trailer si vede che rimane senza armatura, ma non mi stupirei, come alcuni hanno ipotizzato, che arrivi l’armatura di Odino ad aiutarlo (altra possibilità NUOVISSIMAAAA). Sicuramente, ad un certo punto della serie, in qualche modo i cavalieri d’oro si libereranno e tutti assieme, con le loro armature divine attaccheranno e vinceranno Loki. Penso questo perché non tutte le armature divine si sono rivelate al momento, quindi in qualche modo, anche quelle non ancora viste dovranno pure essere mostrate. Questa potrebbe essere l’idea migliore e sarebbe anche il modo migliore per distruggere gli ultimi stracci di credibilità della serie in questione (Loki in questo caso sarebbe la divinità più forte mai apparsa nella serie, seconda solo a Chronos in Omega, che non viene battuto ma si allontana dalla terra volontariamente).

Come dico sempre in questi casi: staremo a vedere! Ad ogni modo non credo che Soul of gold rientrerà mai tra i migliori spin off mai creati per una serie: mal disegnato, difficilmente collocabile temporalmente, dalla sceneggiatura mal concepita…si fa guardare, ma non sta lasciando niente.

G.E.

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la sola difesa contro l'allarmismo alimentare

la sola difesa contro l'allarmismo alimentare

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Beh, questo penso capiti a tutti voi.

Dai, non mi venite a dire che, almeno una volta nell’ultimo anno, non avete sentito/letto/visto in tv/sui social/sui giornali notizie che parlavano di quanto un alimento che facesse male.

Ebbene, io penso di esser stato preso di mira, perché mi sono capitate tutte queste notizie davanti (sarà perché seguo la moda vegana).

La reazione, inizialmente, è di preoccupazione ma, alla fine, è sopraggiunge la risata alla Joker.

Eh sì, perché se riassumiamo tutte queste notizie, tratte da ricerche scientifiche, risulta che:

- le spezie fanno male;

- la carne fa male;

- il sale fa male;

- lo zucchero fa male;

- la farina fa male;

- il pesce fa male;

- la frutta e la verdura - derivati compresi - fanno male, specie con alcune patologie come la diverticolite;

- l’acqua fa male;

- gli alcoolici fanno male;

- il latte e i formaggi e altri derivati della carne fanno male.

Sì, insomma: tutto fa male…il problema è che tutto ciò che fa male è ciò che mangiamo!

Allora è ovvio che inizi a ridere: se tutto ciò che mangiamo (e beviamo) fa male e quindi dobbiamo evitarlo, allora la sola opzione che ci resta è morire tutti di stenti, di fame e di sete. E, qui, un fanculo ci sta tutto!

La verità è che queste affermazioni, questi studi scientifici, queste ricerche, parlano sempre di un elevato consumo di un alimento e, questa cosa, fa capire che non è l’alimento a far male ma il suo abusarne, solo che gli UTONTI di internet - cioè coloro i quali diffondono le notizie senza verificarle o per portare acqua al proprio mulino (vedasi vegani, animalisti e complottisti vari) - non leggono, diffondono e basta, creando allarmismi idioti e paradossi divertentissimi, aumentati dal fatto che questi neo salutisti, nella stragrande maggioranza dei casi, non perdono occasione per fotografarsi con la sigaretta in bocca e il bicchiere in mano o hanno evidenti problemi di anoressia o obesità!

E qui un altro, liberatorio, fanculo ci sta tutto. Ma cazzo: fumi più tu delle ciminiere di Porto Marghera e assorbi più alcool te di un asciugone Regina, e mi vieni a rompere i coglioni dicendomi che la nutella che mangio una volta ogni due mesi fa male? Ma sparisci e impara la coerenza prima di postare cazzate che nemmeno leggi o capisci….o per lo meno dimagrisci, smetti di fumare e di bere, poi ti crederò!

G.E.

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Ateismo o religione scientifica

Ateismo o religione scientifica

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Non ditemi che, ormai, non avete anche voi la sensazione che la scienza sia diventata una nuova religione.

A me il sospetto è viene in mente quando leggo le parole “la scienza dice che”, ormai troppo spesso usate in internet.

Avete provato a contraddire chi scrive in questa maniera? Ebbene sono guerre con leoni da tastiera come poche se ne leggono.

Il genere umano è partito dal credere nelle divinità, poi nelle religioni monoteiste e, infine, nella scienza. La scienza è la nuova religione di chi non crede nel cristianesimo piuttosto che nell’islam e, chi non crede, non può fare altro che difendere a spada tratta questa sua fede, questo suo credo.

Sia chiaro, io non sono contrario alla scienza, ma a quelle persone che prendono difendono sempre e comunque la scienza, non riconoscendone i limiti e incazzandosi quando qualcuno fa notare tutto questo.

Non possiamo negare, infatti, che alcune cose dette dalla scienza, sono mere ipotesi, del tutto confutabili oppure opinabili.

Prendiamo il Big Bang.

Io non c’ero, voi nemmeno, gli scienziati che l’hanno teorizzato men che meno…perché dovremmo ritenerlo valido? Perché loro hanno visto delle cose coi loro telescopi che possono corrispondere a miliardi di altri eventi?

C’è chi ritiene che il Big Bang sia l’idea più plausibile, ma se non eravamo presenti, perché ritenere questa teoria più valida di quella della Genesi, dei semi di Anassagora o di qualsiasi altra teoria filosofica creata nel corso dei secoli? Perché “lo dice la scienza”? Eh, ma allora parliamo di una religione, non di un dato razionale ed oggettivo, e tutto cambia radicalmente.

Per non parlare del fatto che scienza e religione, a volte, dicono le stesse cose con parole diverse.

Torniamo al Big Bang: non si può negare che, scremando e riducendo una sola frase quanto dice questa teoria, si può dire che essa dica “un qualcosa ha creato l’universo”.

E la Genesi?

Beh, anche questa, scremando all’inverosimile, dice che…”un qualcosa ha creato l’universo”.

Cosa cambia? Beh, solamente il modo in cui viene spiegata l’affermazione, ma in definitiva siamo lì, ed è da fondamentalisti religiosi dire il contrario.

Ma non è la sola chicca regalataci da questo confronto.

Prendiamo l’evoluzione umana, o quanto meno un aspetto di essa.

Inizialmente, Dio vietò l’uso di carne all’essere umano, per concedergli di mangiarla successivamente.

Non vi ricorda niente? Eppure se ne parla tanto in questo periodo, grazie vegani, fruttariani e altri modaioli alimentari.

Non è forse vero che questi vanno affermando che l’uomo è nato erbivoro (o frugivoro a seconda delle versioni), per diventare solo in un secondo momento onnivoro?

Anche in questo caso, linguaggi diversi per dire la stessa cosa. Affascinante, vero?

Si può dire che la scienza per alcuni sia la nuova religione? In effetti sì, le connotazioni ci sono tutte, al 100%, con la sola scusa che della scienza non si può ridere, perché se no si leverebbe un coro di isterici pronti ad additarti come un complottista, poco importa se la scienza spesso si contraddice da sola (come col peperoncino, sul quale la scienza dice essere sia un antitumorale che un agente scatenante dei tumori): la scienza è più sacra della religione stessa e non può essere contraddetta!

Certo, signori, credete a quel che volete, ma se veramente la scienza è, per voi, una religione, fateci un favore: non iniziate a suonare il campanello alle 8.00 del mattino del sabato o della domenica per propinarci i vostri dogmi. Sarebbe un tantinello snervante.

G.E.

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Ciao a tutti, miei piccoli lettori.
Oggi vi racconterò la vera storia di Biancaneve, non quella fandonia divulgata in film e libri.

Siete pronti? Siete seduti?

Ehi tu! Sì tu con quella pettinatura alla “leccata di vacca”! Cazzo ci fai ancora in piedi? Siediti o ti spezzo le gambe e starai seduto in eterno!!!

Ecco, miei piccoli scricciolini ora…ehi…EHIIIII TE! Sì, te, con le tettine che sembrano due pomodorini ciliegina!! Lo sai dove te li metto quei pop corn se non la smetti di mangiare come una vacca ciccia? Ecco, brava, riponili!

Come dicevamo, miei cari scriccolini, oggi vi racconterò la storia di Biancaneve.
Siete pronti a viaggiare con la vostra fantasia?

Ebbene…tanto tempo fa, in un lontano paesino dell’est Europa, viveva una giovane fanciulla, il cui nome era Lucilla Bernarda. Esatto, bimbi miei, Lucilla Bernarda, un nome così rappresentativo che anche il bidello la prendeva per il culo alle elementari, ma non era la sola persona che, in un modo o nell’altro, la prendeva per il culo.

Ma torniamo alla nostra Lucilla Bernarda. Purtroppo, la giovane viveva in un poverissimo villaggio, ma lei era determinata ad avere una vita migliore e, soprattutto, Lucilla Bernarda sognava ciò che tutti le ragazze sognano: un principe azzurro con un grosso caaarattere!
Le giornate della ragazza passavano tra studio e lavoretti agli anziani del paese, che tanto amavano prenderla per il culo, in tutti i sensi - ma specialmente in uno - che lei di buon grado accettava.

Un giorno, mentre usciva dalla casa del vecchio signor Cock, il miracolo avvenne e Lucilla si imbattè in lui.

Alto, biondo, con gli occhi azzurri e il carattere più grosso che lei avesse mai visto. Fu un amore che subito la riempì tutta fin nel profondo e la ammaliò e di cui lei non si sentiva mai sazia.

“Vieni via con me, Lucilla! Io ti darò tutto quello che qui non hai mai avuto!” disse il giovane uomo.
Lucilla Bernarda non riusciva a credere alle sue parole e non potè fare altro che acconsentire alla proposta, con enorme felicità!

La ragazza, colma di gioia, preparò i suoi bagagli e partì alla volta dell’Italia assieme al suo amato principe azzurro!
Ma, quando arrivò in Italia, il sogno svanì!

Oh, povera Lucilla Bernarda! Nostra piccola fanciulla! Come potevi sapere che, in realtà, il principe azzurro fosse un pappone?

Quanta sorpresa, quanto sgomento!

Ma la nostra Lucilla Bernarda non era certo una donna debole! Appena scoperto il tranello, Lucilla si oppose ma, dopo esserle stata paventata l’idea d’essere accarezzata con un martello da fabbro fino a rendere i suoi connotati simili a quelli di Bud Spencer, non potè fare altro che accettare quella nuova vita e abbracciare il marciapiede.

Tutte le sere, diligentemente, Lucilla si recava assieme alle sue sette colleghe, sulla strada, ricordando sempre quello che loro le dicevano “ricordati che sul raccordo anulare sei al sicuro fino alla mezzanotte, ppoi passa la volante della polizia e, se ti beccano, sono altri cazzi che ti devi fare”!.

Ma Lucilla non riusciva a smettere di credere nel suo sogno, “un giorno incontrerò il mio principe azzurro!” si ripeteva.

Una sera, una bellissima macchina si avvicinò a lei. Un finestrino si abbasso e un uomo, con voce dolcissime, le disse ciò che nessuno le aveva mai detto con disinvoltura: “sali zoccola!”.
Lucilla sapeva che il cliente aveva sempre ragione, ma questo aveva qualcosa di diverso. Era bello, gentile, pulito e con un carattere veramente notevole, cui lei non poteva resistere. Appena lo vide, Lucilla pensò che, forse, il suo sogno poteva avverarsi. In fondo, se era accaduto a Julia Roberts in Pretty Woman, perché non poteva accadere a lei?

Oh, povera Lucilla Bernarda! Povera ragazza innocente! Come potevi sapere che l’uomo di cui amavi il grosso carattere, in realtà fosse un agente della buon costume?

Da questo momento, la vita della nostra giovane eroina si fece misteriosa. Le cronache riportano che la povera Lucilla Bernarda venne arrestata e passò un po’ di tempo in carcere, ma in questo periodo, ella comprese che cosa doveva fare per vivere finalmente felice e serena.

Qualche anno dopo, appena uscita dalla galera, Lucilla incontrò un produttore cinematografico che la contattò per proporle un’opportunità speciale.
Ella ascoltò la proposta e, vista la vita del cazzo che aveva fatto fino a quel momento, decise di cambiare il suo nome in Biancaneve e, con quel nome, girò centinaia di film porno tra cui il suo più noto, “la raddrizza banane” divenne un cult per tutti gli amanti del settore.

G.E.

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Quando vedi il nono episodio di Soul of Gold, ti vengono in mente un sacco di cose, ma tra tutte, la prima cosa che ti viene da pensare è “che c**** abbiamo fatto di male alla Toei per regalarci tutto questo fanservice malfatto su Saga?”.

E non venitemi a dire “eh, ma se fosse fanservice nei confronti di Saga, avrebbero già messo in produzione la myth cloth ex”, perché non regge, semplicemente non regge. Se la terranno da parte per il futuro, pensandolo il pezzo forte del progetto.

Ok, abbiamo capito che uno degli scopi è accontentare il fandom di Saga (oltre che a riprendere alcuni concetti di Episodio G), ma davvero stiamo rasentando il ridicolo.

Ma dai! Saga viene presentato come il Saint più forte e poi? Lo fanno combattere contro Sigmund, una mezza pippa che pure Shun ubriaco, legato e con Aphrodite intento a scopazzarselo allegramente, batterebbe.

Qualche sciabolata data dalla nonna di Lady Oscar, lo stesso quantitativo di flashback avuto da Willie Wonka nel film di Tim Burton, due lacrimette, Siegfrid che compare come un amico immaginario…et violà: il combattimento è finito con quella mezza pippa di Sigmund che diventa un Berserk poi tramortito da una Galaxian Explosion.

Per fortuna, non era questa mezza sega di combattimento tra Saga e il più debole God Warrior di Asgard, la base dell’episodio, se no c’era da scrivere realmente alla Toei chiedendo un licenziamento in tronco dello sceneggiatore (seguito a ruota dai character designer, o da alcuni di loro).

Finalmente scopriamo che anche Utgard è un resuscitato, anche se non si comprende bene chi sia, visto e considerato che la faccia si vede solo per pochi secondi, senza far intendere bene la fisionomia. Visto così, non mi pare che sia Kanon…che tristezza però!

Una nota di colore viene data da Lyfia, che finalmente, dopo aver rivelato di essere imparentata con Linda Blair e di essere, quindi, anche lei, una riposseduta, viene stecchita da Utgard con una bella falciata.

È così bello notare come le donne, o le ragazze, inserite nelle nuove serie su Saint Seiya della Toei, finiscano inevitabilmente col morire in maniera violenta e senza troppa pietà. Ad ogni modo, come già per Aria in Omega, non penso che sentirò la mancanza di Lyfia, anche se qualcosa mi dice che questa vacca ciccia tornerà in tempi molto brevi…cheppalleeeee!!

Detto questo, si può annotare che Shaka non è morto e tornerà nel prossimo episodio, che rappresenta il duello contro Andreas (a quanto pare Frodi e Utgard si batteranno l’uno contro l’altro) o per lo meno l’inizio.

Poi, va beh, non mi stupirei se ci trovassimo di fronte al solito rondò: Andreas viene battuto e si scopre il vero cattivo – molti pensano che sia il Dio nordico Loki – che verrà combattuto da Ioria con il cosmo unito di tutti i gold. Non mi stupirebbe nemmeno se Loki prendesse il corpo di Utgard come sua “residenza” per tornare in vita.

Ormai alla Toei sono prevedibili. Comunque questa è la mia predizione: vediamo se ho azzeccato?

Ad ogni modo, per vedere l’ultimo episodio di Saint Seiya Soul of Gold, cliccate qui!

G.E.

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No va beh, adesso rasentiamo il ridicolo. Alle volte si leggono articoli, in internet, che proprio fanno girare le balle in maniera allucinante.

L’ultimo di questi scivoloni ci arriva da wired.it e da un articolo scritto su questa rivista online che alle volte ha anche articoli interessanti, ma in questo caso ha proprio toppato di brutto.

Naturalmente questo non è un attacco a Wired, ma ad un modo di fare giornalismo che ha ormai perso la sua obbligata oggettività e capacità di analisi, in favore del servire un’informazione del momento.

Per fortuna, esistono i blogger che le cose le vedono e che le commentano come si deve, se no sarebbero falli per diabetici!

Ma torniamo al nostro articolo di Wired, che lancia un segnale di speranza:

l’alga buona come il bacon cambierà il mondo!

L’articolo in questione afferma che degli scienziati USA – cito letteralmente in base a quanto leggo in questo momento (lunedì 20 luglio 2015 ore 17:30) e non rispondo delle modifiche operate da Wired successivamente– “hanno messo a punto una super alga: più sana e nutriente dei cavoli, ma buona come il bacon”.

I commenti positivi di vegetariani e vegani non sono mancati – alcuni, a mio parere, celati dietro a falsi onnivori – ma, e scusate i termini, vi rendete conto della merda fotonica che questi ricercatori hanno in mente di propinarvi? Avete una vaga idea di che cosa sia?

CAZZO: E’ UN OGM!! SVEGLIAAAAAAAA!!!!!!!

Ma com’è possibile? Quando, negli anni scorsi, veniva presentata l’idea di utilizzare gli ogm, si sono levati cori di no da tutte le parti perché la tutela della salute umana è sacra, e ora?

Ora viene lanciata l’alga baconata – da notare com’è stato sottolineato il concetto di “sapore di bacon” nell’articolo, perché la carne fa male e uccidere un animale per mangiarselo è ingiusto, ma cazzo quant’è buono il sapore della carne e quanto manca, vero? -, un OGM creato in laboratorio e tutti pronti ad accoglierlo? Perché salva delle vita animali?

MI STATE DICENDO CHE LA VITA UMANA VALE MENO DI QUELLA ANIMALE? MA STIAMO SCHERZANDO?

Lasciamo perdere il prezzo che mi pare una follia – anche se sono convinto che qualcuno sarebbe capace di comprarla a costo di accendere un mutuo – ma sapete cosa succederà quando questa cazzata prenderà piede?

Ebbene, le strade sono due:

  1. l’alga OGM verrà rilasciata nei mari e, per poterla raccogliere, verranno depredati i fondali marini;

  2. l’alga verrà coltivata in vasche artificiali…in tante vasche artificiali e, per creare queste vasche, si dovrà prendere e togliere spazio al mare, oppure disboscare, togliendo habitat naturale agli animali (cosa che avviene già ora, ad esempio, per l’alga spirulina).

Ma dov’è il cambiamento del mondo? Quello che, ora, accade con l’olio di palma tanto criticato dai vegani di credo e dai vegacazzari di moda, sarà quanto accadrà per l’alga Dulse!

In altri termini, e per farla assai breve, per evitare la sofferenza animale negli allevamenti, si creerà altra sofferenza sempre agli animali per coltivare questo OGM. Bella soluzione! Bel miracolo o, meglio, bella cazzata!

Una cosa è certa – e qui il diritto di critica ci vuole tutto – : se la giornalista che ha scritto l’articolo si fosse posta delle domande invece di decantare la scoperta e di condannare il bacon, a queste conclusioni ci sarebbe arrivata e non avrebbe propriamente esultato, ma si sarebbe posta i giusti dubbi e quesiti.

E, ad ogni modo, cari vegani, arrendetevi: avete rinunciato alla carne? Allora smettetela di cercare i prodotti che li ricordano! Gli hamburger di soia, il muscolo di grano, l’alga che sa di bacon…chiamate le cose col loro nome e rinunciate a questi espedienti! Siate COERENTI!

G.E.

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Qui Shaka è disegnato bene

Qui Shaka è disegnato bene

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Toh guarda, finalmente un episodio di Soul of gold in grado di risollevare la serie!

Beh, più o meno direi, ma sicuramente questo è un episodio che vale la pena commentare, perché i due che l’hanno preceduto erano a dir poco pietosi.

Sì, ok, precisiamolo. Da un lato qualcuno potrebbe dirmi che non posso aspettarmi chissà cosa da una serie di soli 13 episodi, ma cazzarola no! Non è vero! Anche i film creati negli anni ottanta erano brevi, ma erano avvincenti e ben disegnati! Soul of gold è fatto con una grande fretta che si riflette nella storia e nei disegni, entrambi segnati da un forte pressapochismo.

Anche questo episodio non fa eccezione da questo punto di vista, ma almeno si vede una battaglia degna dei cavalieri d’oro, quella tra Balder e Shaka.

Shaka dà il meglio in questo episodio, prendendo a mazzate quella specie di carta di Yu gi Oh!, Balder, e ci ha fatto dimenticare le morti da “amaro in bocca” di Aphrodite, Milo, Aldebaran, Camus e Shura. Un plauso anche a Deathmask che, sebbene morto pure lui, ha combattuto con onore.

Chissà, se la serie andrà avanti così, forse alla fine la rivaluto, anche se spero ardentemente che la serie smetta di fare errori, obbrobri e fanservice.

A parte l’essermi galvanizzato per l’ottima prova di forze di Shaka nell’episodio, mi sono fatto anche qualche risata per via dei dialoghi.

A quanto pare, chi ha scritto la sceneggiatura deve avere la memoria corta o spera che la gente legga o senta male i dialoghi, ma mi sono scompisciato dalle risate quando ho riflettuto sul fatto che, nello stesso episodio, prima viene detto che solo un Dio può battere Shaka e poi, alla fine, viene detto, nuovamente, che Saga è il cavaliere d’oro più forte.

Saga è un Dio? Ohibò…questa me l’ero persa o, forse, chi ha scritto la serie ha una predilezione per Saga e lo vuole esaltare. Fatto sta che se solo un Dio può battere Shaka – e non mi risulta che Saga sia un Dio – di fatto rimane lui il più forte e non di certo Saga e sicuramente confondere la gente con questi deliri non aiuta a rivalutare Saga o a renderlo più forte.

Direi che con l’affermazione “solo un Dio può battere Shaka” detta da Andreas in questo episodio, si possa considerare chiuso il caso su chi sia realmente il più forte tra Shaka e Saga, grazie anche alla Taizen e alle dichiarazioni di Kurumada stesso…poi, ve beh, i rosiconi fan di Saga continueranno ad attaccarsi ad affermazioni varie come scimmie su un albero, ma al massimo tireremo loro qualche banana.

Tornando seri, scusate una domanda: ma ero solo io ad aver capito che unicamente le armature dei cavalieri d’oro morti durante la scalata alle dodici case potevano mutarsi senza daga in armatura divina? Lo disse Mu a Milo e ora, invece, scopriamo che anche quella di Shaka può farlo.

Ora, o mi sono perso qualcosa durante la serie, oppure i nostri amati sceneggiatori hanno dimenticato, nel giro di qualche episodio, questo dettaglio!

Una cosa che rimane oscura, comunque, nell’episodio, è la fine che ha fatto Shaka: il finale del suo combattimento rimane alquanto oscuro.

Alla fine si vedono le macerie che cadono, ma le ultime arrivano in primo piano, non facendo capire se anche Shaka rimane schiacciato da esse oppure se, invece, lui si salvi in qualche modo. Sarà sicuramente una di quelle cose da scoprire entro la fine della serie. Sicuramente, non avendo mostrato il marchio sul volto come gli altri Saint, dubito che Shaka sia morto per lo sforzo o per i colpi subiti, ma anche pensare che sia schiattato schiacciato dai massi è un’idea divertente, visto che, in altri casi, abbiamo avuto cavalieri che hanno distrutto muri o che sono finiti sotto le macerie e sono sopravvissuto.

Ma va beh, lo scopo di Soul of Gold è ammazzare i cavalieri d’oro e promuovere le Myth cloth divine, il resto è tutto in secondo piano.

Aspettiamo il prossimo episodio e vediamo che cosa diranno di bello, intanto vi lascio il link dove rivedere tutti gli episodi finora apparsi, incluso l’ottavo appena uscito.

Clicca qui per vedere i video su crunchyroll.com

G.E.

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La più grande contraddizione dell'antispecismo

La più grande contraddizione dell'antispecismo

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Tra i concetti portati alla luce dalla moda vegana, quello che più spesso viene sbandierato è sicuramente il cosiddetto “antispecismo”.

Questo termine indica una teoria filosofico – politica secondo la quale gli animali, per quanto non siano della nostra stessa specie, devono essere considerati al nostro pari in quanto capaci di tessere rapporti tra loro, interagire con l’esterno, manifestare un’opinione. Tutto questo, secondo l’antispecismo, deve portare ad un rapporto di non sfruttamento degli animali, ad un’esaltazione della loro dignità e al riconoscimento dei loro diritti e del loro modo di vivere per quanto palesemente diverso.

Fino a qui, se una persona leggesse le teorie dell’antispecismo, non potrebbe fare altro che dare a queste ragione, perché non riuscirebbe a capire secondo quale teoria gli esseri umani dovrebbero ritenersi superiori ad altre specie, ma in questo articolo spiegherò alcuni degli errori che ho trovato in esso.

(N.B. se parti già col concetto che l’antispecismo sia giusto ,perfetto e inappuntabile, non leggere oltre questo punto).

ARBITARIA ESCLUSIONE DELLE PIANTE

La teoria tende ad escludere ogni tipo di forma di vita che non sia animale. In altri termini: perché le piante sono escluse?

La cosa è strana perché, dal punto di vista biologico, le piante compiono le stesse funzioni vitali di un animale: nascono, crescono, si alimentano, si riproducono e muoiono, interagiscono con l’ambiente (un esempio di questa interazione può essere considerata la caduta delle foglie). Dal punto di vista biologico, quindi, le piante sono pari a esseri umani e animali.

Altri diranno che le piante non sono al pari degli animali perché non hanno un cuore, un cervello, gli occhi o non si muovono. Anche queste sono affermazioni faziose perché animali come meduse, spugne, i ricci di mare, gli organismi unicellulari non hanno uno o più di questi organi ed è ben noto che i coralli sono fermi. Partendo da questo punto, quindi, se questi animali sono privi di questi organi non dovrebbero essere inclusi nelle teorie dell’antispecismo; in caso contrario, invece, avendo punti in comune con le piante sarebbe plausibile includere anche queste negli elenchi antispecisti.

Altri diranno che le piante non provano dolore, ma ne siamo sicuri? E, allora, gli studi di Backster, o queste conclusioni tratte da uno dei tanti siti vegani, oppure ancora questo interessantissimo articolo che ne dimostra le reazioni agli stimoli esterni? Sì, insomma, sul fatto che le piante non provino dolore avrei qualche dubbio.

Insomma, spulciando la natura nella sua varietà, troviamo animali senza cuore, cervello, occhi, o che stanno fermi, oppure ancora piante che provano dolore o comunque che hanno reazioni con l’esterno, quindi la domanda rimane: perché gli animali sono degni di uguaglianza e le piante no? Partendo da questo, anche le piante devono essere considerate alla pari di tutti gli altri esseri viventi e non si devono sfruttare in alcun modo. Allora che si fa? Non si mangia? Non ci si veste? Non si vive più?

SIAMO COMUNQUE UNA SPECIE

Già a questo nessuno ci ha mai pensato. Tante teorie, tante idee e ideologie e poi non ricordiamo la cosa principale, quella basilare: l’essere umano rimane una specie.

In natura, e su questo nessuno può dire niente, non esiste una specie che pensa prima al benessere di un’altra, bensì ognuna pensa prima alla propria sopravvivenza, poi a quella delle altre e non si cura affatto che questa sua sopravvivenza possa causare dolore ad altre forme di vita. Quindi, se siamo animali, dobbiamo comunque pensare prima alla nostra specie. Questo non significa non rispettare le altre…anzi è necessario il rispetto di ogni forma di vita in quanto essa può diventare nostra alleata oppure, suo malgrado, nostro nutrimento, ma è imperativo del genere umano pensare prima al benessere della sua specie come ogni altra specie farebbe.

IL PERICOLO DELL’ANTISPECISMO.

Se, dovessimo porre noi e le altre forme di vita su un medesimo livello, ci sarebbero alcune questioni sulle quali dovremmo riflettere.

Esiste, infatti, a livello filosofico, un metodo di ragionamento chiamato “sillogismo”. Scriverlo in termini matematici suonerebbe così:

Se A = B e B = C allora A = C (ma può essere reso anche più complesso)

Questo metodo di ragionamento funziona, quindi, sulle uguaglianze e, applicandolo all’antispecismo, si verrebbero a creare alcune catene di ragionamenti che diverrebbero assai pericolose.

Ecco qualche esempio:

Per gli esseri umani l’omicidio è reato, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche per gli animali l’omicidio deve essere un reato”

Gli esseri umani lavorano, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche gli animali devono lavorare”

Gli esseri umani pagano un affitto per i luoghi in cui dimorano, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi gli animali devono pagare un affitto per i luoghi in cui dimorano”

Gli animali non usano farmaci se sono malati, gli animali sono uguali agli esseri umani, quindi gli esseri umani non devono usare farmaci”

Per gli esseri umani il furto è un reato, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche per gli animali il furto deve essere un reato”

Gli esseri umani non girano nudi, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche gli animali non devono girare nudi”.

Si potrebbe andare avanti così per ore e ore, citando tantissimi esempi, come la cucina (avete mai visto animali cucinare?), la tecnologia (animali che usano pc o smartphone?), la proprietà privata e via dicendo.

Naturalmente l’antispecismo parla di riconoscimento dei diritti, ma sappiamo assai bene che, nel genere umano, il diritto va a pari passo col dovere, quindi dare agli animali i nostri diritti implica dare loro anche i nostri doveri: in caso contrario non ci sarebbe uguaglianza tra esseri umani e animali, ma una supremazia degli animali nei nostri confronti, perché questi ultimi avrebbero tutti i loro diritti naturali e, oltre quelli, ne acquisirebbero altri, trasferiti dalla nostra società alla loro.

Ma, d’altra parte, l’antispecismo specifica che dev’essere rispettata la natura dell’animale, quindi, tornando al concetto di parità, il genere umano dovrebbe rinunciare a tutto ciò che è quanto creato fino a questo momento.

L’omicidio? Secondo un’applicazione rigorosa dell’antispecismo non sarebbe più reato.

La proprietà privata? Inesistente.

Il furto? Ammissibile.

Il denaro? Inutile?

Tutte le attività create dall’uomo (a livello economico e/o culturale)? Da eliminare.

Agricoltura e allevamento? Abolite, perché nessun animale ne alleva altri oppure coltiva il suo cibo.

E via dicendo.

Applicare, quindi, l’antispecismo porterebbe la nostra società ad un pericoloso punto nel quale l’involuzione sarebbe la base del ragionamento, provocando solo caos e portandoci indietro di millenni.

L’ANTISPECISMO COME AUTORIZZAZIONE ALLA SOFFERENZA

Analizzando ulteriormente l’antispecismo e considerando che ogni animale pensa prima alla sua specie che non alle altre e considerando la nostra uguaglianza con gli animali, sorge spontanea una domanda: dove va a finire il disprezzo per la sofferenza animale?

I carnivori, dalla loro comparsa sulla terra, si sono sempre nutriti degli erbivori, uccidendoli in modo spietato. L’antispecismo autorizza, di fatto, la violenza tra animali, accettando che questi vivano secondo la loro natura, quindi questa autorizzazione deve essere estera anche noi in quanto animali che si nutrono da millenni anche di carne, concedendoci non solo di perpetrare la violenza su altre specie (torniamo al sillogismo: se gli animali, per i loro interessi, possono fare del male ad altri animali, anche noi – che siamo animali – possiamo farlo) ma anche verso i nostri simili.

La domanda che, inevitabilmente, sorge da questa cruda considerazione, quindi, è: quale differenza esiste con l’attuale stato delle cose?

Ma, soprattutto, come può essere difeso l’antispecismo se questo, una volta analizzato, rivela che la violenza animale è cosa “buona e giusta” se si ragiona in termini di parità?

Molta gente inneggia all’antispecismo, guarda con ribrezzo agli allevamenti, ai circhi, alle carrozze trainate dai cavalli nelle città storiche, ma è l’antispecismo stesso che ci dice che, se siamo pari agli animali, tutto questo è accettabile.

Gli animali uccidono altri animali per mangiare oppure li sfruttano per i loro comodi, come il pesce pilota, che sfrutta gli squali o altri pesci per avere protezione e nutrimento (n.b. lo squalo, a sua volta lo sfrutta per la pulizia). Gli animali non hanno il cuore di adottare altri animali perché si facciano compagnia e, infine, gli animali, se ci sono problemi interni al branco non si fanno remore di uccidere i propri simili per interesse personale. È questo, quindi, il tanto ammirato antispecismo? È questo che dovremmo perseguire?

ANTISPECISMO E RELIGIONE

Già, probabilmente se avessi voluto ridurre la questione in poche parole, avrei potuto far notare che, nella Genesi, Dio crea gli animali perché servano gli uomini e non viceversa. Certo, gli antispecisti citano Darwin per negare la religione, ma perché, allora non considerano che Darwin riconosce, di fatto, la sofferenza e lo sfruttamento animale come mezzo di sopravvivenza per ogni specie vivente? Se dobbiamo usare tutta la conoscenza umana come un buffet, allora mettiamo su questo enorme tavolo anche questo fattore e ognuno tragga le sue conclusioni (ah, detto inter nos: anche la religione, se studiata attentamente, ci dice che ogni specie deve pensare prima alla sua sopravvivenza e poi a quella delle altre specie).

CONCLUSIONE

In conclusione queste teorie antispeciste si basano non su teorie razionali, ma su una sorta di religione disneyana e cinematografica, che tende a vedere gli animali pucciosi e simili all’uomo, ma nega di fatto tutto il resto.

Quando coloro che seguiranno l’antispecismo capiranno, con l’aiuto di questo e altri testi, che la teoria cui inneggiano è una realtà utopica ben distante dalla natura e dalla scienza, i più se ne allontaneranno e la seppelliranno.

O forse no. Forse alcuni concetti sopravviveranno, come sempre in tutte le teorie (tranne il comunismo platonico perché, forse, avrebbe fatto troppo bene all’umanità per essere applicato), ma le cose assurde svaniranno senza lasciare alcuna traccia.

G.E.

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