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Quando vedi il nono episodio di Soul of Gold, ti vengono in mente un sacco di cose, ma tra tutte, la prima cosa che ti viene da pensare è “che c**** abbiamo fatto di male alla Toei per regalarci tutto questo fanservice malfatto su Saga?”.

E non venitemi a dire “eh, ma se fosse fanservice nei confronti di Saga, avrebbero già messo in produzione la myth cloth ex”, perché non regge, semplicemente non regge. Se la terranno da parte per il futuro, pensandolo il pezzo forte del progetto.

Ok, abbiamo capito che uno degli scopi è accontentare il fandom di Saga (oltre che a riprendere alcuni concetti di Episodio G), ma davvero stiamo rasentando il ridicolo.

Ma dai! Saga viene presentato come il Saint più forte e poi? Lo fanno combattere contro Sigmund, una mezza pippa che pure Shun ubriaco, legato e con Aphrodite intento a scopazzarselo allegramente, batterebbe.

Qualche sciabolata data dalla nonna di Lady Oscar, lo stesso quantitativo di flashback avuto da Willie Wonka nel film di Tim Burton, due lacrimette, Siegfrid che compare come un amico immaginario…et violà: il combattimento è finito con quella mezza pippa di Sigmund che diventa un Berserk poi tramortito da una Galaxian Explosion.

Per fortuna, non era questa mezza sega di combattimento tra Saga e il più debole God Warrior di Asgard, la base dell’episodio, se no c’era da scrivere realmente alla Toei chiedendo un licenziamento in tronco dello sceneggiatore (seguito a ruota dai character designer, o da alcuni di loro).

Finalmente scopriamo che anche Utgard è un resuscitato, anche se non si comprende bene chi sia, visto e considerato che la faccia si vede solo per pochi secondi, senza far intendere bene la fisionomia. Visto così, non mi pare che sia Kanon…che tristezza però!

Una nota di colore viene data da Lyfia, che finalmente, dopo aver rivelato di essere imparentata con Linda Blair e di essere, quindi, anche lei, una riposseduta, viene stecchita da Utgard con una bella falciata.

È così bello notare come le donne, o le ragazze, inserite nelle nuove serie su Saint Seiya della Toei, finiscano inevitabilmente col morire in maniera violenta e senza troppa pietà. Ad ogni modo, come già per Aria in Omega, non penso che sentirò la mancanza di Lyfia, anche se qualcosa mi dice che questa vacca ciccia tornerà in tempi molto brevi…cheppalleeeee!!

Detto questo, si può annotare che Shaka non è morto e tornerà nel prossimo episodio, che rappresenta il duello contro Andreas (a quanto pare Frodi e Utgard si batteranno l’uno contro l’altro) o per lo meno l’inizio.

Poi, va beh, non mi stupirei se ci trovassimo di fronte al solito rondò: Andreas viene battuto e si scopre il vero cattivo – molti pensano che sia il Dio nordico Loki – che verrà combattuto da Ioria con il cosmo unito di tutti i gold. Non mi stupirebbe nemmeno se Loki prendesse il corpo di Utgard come sua “residenza” per tornare in vita.

Ormai alla Toei sono prevedibili. Comunque questa è la mia predizione: vediamo se ho azzeccato?

Ad ogni modo, per vedere l’ultimo episodio di Saint Seiya Soul of Gold, cliccate qui!

G.E.

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No va beh, adesso rasentiamo il ridicolo. Alle volte si leggono articoli, in internet, che proprio fanno girare le balle in maniera allucinante.

L’ultimo di questi scivoloni ci arriva da wired.it e da un articolo scritto su questa rivista online che alle volte ha anche articoli interessanti, ma in questo caso ha proprio toppato di brutto.

Naturalmente questo non è un attacco a Wired, ma ad un modo di fare giornalismo che ha ormai perso la sua obbligata oggettività e capacità di analisi, in favore del servire un’informazione del momento.

Per fortuna, esistono i blogger che le cose le vedono e che le commentano come si deve, se no sarebbero falli per diabetici!

Ma torniamo al nostro articolo di Wired, che lancia un segnale di speranza:

l’alga buona come il bacon cambierà il mondo!

L’articolo in questione afferma che degli scienziati USA – cito letteralmente in base a quanto leggo in questo momento (lunedì 20 luglio 2015 ore 17:30) e non rispondo delle modifiche operate da Wired successivamente– “hanno messo a punto una super alga: più sana e nutriente dei cavoli, ma buona come il bacon”.

I commenti positivi di vegetariani e vegani non sono mancati – alcuni, a mio parere, celati dietro a falsi onnivori – ma, e scusate i termini, vi rendete conto della merda fotonica che questi ricercatori hanno in mente di propinarvi? Avete una vaga idea di che cosa sia?

CAZZO: E’ UN OGM!! SVEGLIAAAAAAAA!!!!!!!

Ma com’è possibile? Quando, negli anni scorsi, veniva presentata l’idea di utilizzare gli ogm, si sono levati cori di no da tutte le parti perché la tutela della salute umana è sacra, e ora?

Ora viene lanciata l’alga baconata – da notare com’è stato sottolineato il concetto di “sapore di bacon” nell’articolo, perché la carne fa male e uccidere un animale per mangiarselo è ingiusto, ma cazzo quant’è buono il sapore della carne e quanto manca, vero? -, un OGM creato in laboratorio e tutti pronti ad accoglierlo? Perché salva delle vita animali?

MI STATE DICENDO CHE LA VITA UMANA VALE MENO DI QUELLA ANIMALE? MA STIAMO SCHERZANDO?

Lasciamo perdere il prezzo che mi pare una follia – anche se sono convinto che qualcuno sarebbe capace di comprarla a costo di accendere un mutuo – ma sapete cosa succederà quando questa cazzata prenderà piede?

Ebbene, le strade sono due:

  1. l’alga OGM verrà rilasciata nei mari e, per poterla raccogliere, verranno depredati i fondali marini;

  2. l’alga verrà coltivata in vasche artificiali…in tante vasche artificiali e, per creare queste vasche, si dovrà prendere e togliere spazio al mare, oppure disboscare, togliendo habitat naturale agli animali (cosa che avviene già ora, ad esempio, per l’alga spirulina).

Ma dov’è il cambiamento del mondo? Quello che, ora, accade con l’olio di palma tanto criticato dai vegani di credo e dai vegacazzari di moda, sarà quanto accadrà per l’alga Dulse!

In altri termini, e per farla assai breve, per evitare la sofferenza animale negli allevamenti, si creerà altra sofferenza sempre agli animali per coltivare questo OGM. Bella soluzione! Bel miracolo o, meglio, bella cazzata!

Una cosa è certa – e qui il diritto di critica ci vuole tutto – : se la giornalista che ha scritto l’articolo si fosse posta delle domande invece di decantare la scoperta e di condannare il bacon, a queste conclusioni ci sarebbe arrivata e non avrebbe propriamente esultato, ma si sarebbe posta i giusti dubbi e quesiti.

E, ad ogni modo, cari vegani, arrendetevi: avete rinunciato alla carne? Allora smettetela di cercare i prodotti che li ricordano! Gli hamburger di soia, il muscolo di grano, l’alga che sa di bacon…chiamate le cose col loro nome e rinunciate a questi espedienti! Siate COERENTI!

G.E.

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Qui Shaka è disegnato bene

Qui Shaka è disegnato bene

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Toh guarda, finalmente un episodio di Soul of gold in grado di risollevare la serie!

Beh, più o meno direi, ma sicuramente questo è un episodio che vale la pena commentare, perché i due che l’hanno preceduto erano a dir poco pietosi.

Sì, ok, precisiamolo. Da un lato qualcuno potrebbe dirmi che non posso aspettarmi chissà cosa da una serie di soli 13 episodi, ma cazzarola no! Non è vero! Anche i film creati negli anni ottanta erano brevi, ma erano avvincenti e ben disegnati! Soul of gold è fatto con una grande fretta che si riflette nella storia e nei disegni, entrambi segnati da un forte pressapochismo.

Anche questo episodio non fa eccezione da questo punto di vista, ma almeno si vede una battaglia degna dei cavalieri d’oro, quella tra Balder e Shaka.

Shaka dà il meglio in questo episodio, prendendo a mazzate quella specie di carta di Yu gi Oh!, Balder, e ci ha fatto dimenticare le morti da “amaro in bocca” di Aphrodite, Milo, Aldebaran, Camus e Shura. Un plauso anche a Deathmask che, sebbene morto pure lui, ha combattuto con onore.

Chissà, se la serie andrà avanti così, forse alla fine la rivaluto, anche se spero ardentemente che la serie smetta di fare errori, obbrobri e fanservice.

A parte l’essermi galvanizzato per l’ottima prova di forze di Shaka nell’episodio, mi sono fatto anche qualche risata per via dei dialoghi.

A quanto pare, chi ha scritto la sceneggiatura deve avere la memoria corta o spera che la gente legga o senta male i dialoghi, ma mi sono scompisciato dalle risate quando ho riflettuto sul fatto che, nello stesso episodio, prima viene detto che solo un Dio può battere Shaka e poi, alla fine, viene detto, nuovamente, che Saga è il cavaliere d’oro più forte.

Saga è un Dio? Ohibò…questa me l’ero persa o, forse, chi ha scritto la serie ha una predilezione per Saga e lo vuole esaltare. Fatto sta che se solo un Dio può battere Shaka – e non mi risulta che Saga sia un Dio – di fatto rimane lui il più forte e non di certo Saga e sicuramente confondere la gente con questi deliri non aiuta a rivalutare Saga o a renderlo più forte.

Direi che con l’affermazione “solo un Dio può battere Shaka” detta da Andreas in questo episodio, si possa considerare chiuso il caso su chi sia realmente il più forte tra Shaka e Saga, grazie anche alla Taizen e alle dichiarazioni di Kurumada stesso…poi, ve beh, i rosiconi fan di Saga continueranno ad attaccarsi ad affermazioni varie come scimmie su un albero, ma al massimo tireremo loro qualche banana.

Tornando seri, scusate una domanda: ma ero solo io ad aver capito che unicamente le armature dei cavalieri d’oro morti durante la scalata alle dodici case potevano mutarsi senza daga in armatura divina? Lo disse Mu a Milo e ora, invece, scopriamo che anche quella di Shaka può farlo.

Ora, o mi sono perso qualcosa durante la serie, oppure i nostri amati sceneggiatori hanno dimenticato, nel giro di qualche episodio, questo dettaglio!

Una cosa che rimane oscura, comunque, nell’episodio, è la fine che ha fatto Shaka: il finale del suo combattimento rimane alquanto oscuro.

Alla fine si vedono le macerie che cadono, ma le ultime arrivano in primo piano, non facendo capire se anche Shaka rimane schiacciato da esse oppure se, invece, lui si salvi in qualche modo. Sarà sicuramente una di quelle cose da scoprire entro la fine della serie. Sicuramente, non avendo mostrato il marchio sul volto come gli altri Saint, dubito che Shaka sia morto per lo sforzo o per i colpi subiti, ma anche pensare che sia schiattato schiacciato dai massi è un’idea divertente, visto che, in altri casi, abbiamo avuto cavalieri che hanno distrutto muri o che sono finiti sotto le macerie e sono sopravvissuto.

Ma va beh, lo scopo di Soul of Gold è ammazzare i cavalieri d’oro e promuovere le Myth cloth divine, il resto è tutto in secondo piano.

Aspettiamo il prossimo episodio e vediamo che cosa diranno di bello, intanto vi lascio il link dove rivedere tutti gli episodi finora apparsi, incluso l’ottavo appena uscito.

Clicca qui per vedere i video su crunchyroll.com

G.E.

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La più grande contraddizione dell'antispecismo

La più grande contraddizione dell'antispecismo

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Tra i concetti portati alla luce dalla moda vegana, quello che più spesso viene sbandierato è sicuramente il cosiddetto “antispecismo”.

Questo termine indica una teoria filosofico – politica secondo la quale gli animali, per quanto non siano della nostra stessa specie, devono essere considerati al nostro pari in quanto capaci di tessere rapporti tra loro, interagire con l’esterno, manifestare un’opinione. Tutto questo, secondo l’antispecismo, deve portare ad un rapporto di non sfruttamento degli animali, ad un’esaltazione della loro dignità e al riconoscimento dei loro diritti e del loro modo di vivere per quanto palesemente diverso.

Fino a qui, se una persona leggesse le teorie dell’antispecismo, non potrebbe fare altro che dare a queste ragione, perché non riuscirebbe a capire secondo quale teoria gli esseri umani dovrebbero ritenersi superiori ad altre specie, ma in questo articolo spiegherò alcuni degli errori che ho trovato in esso.

(N.B. se parti già col concetto che l’antispecismo sia giusto ,perfetto e inappuntabile, non leggere oltre questo punto).

ARBITARIA ESCLUSIONE DELLE PIANTE

La teoria tende ad escludere ogni tipo di forma di vita che non sia animale. In altri termini: perché le piante sono escluse?

La cosa è strana perché, dal punto di vista biologico, le piante compiono le stesse funzioni vitali di un animale: nascono, crescono, si alimentano, si riproducono e muoiono, interagiscono con l’ambiente (un esempio di questa interazione può essere considerata la caduta delle foglie). Dal punto di vista biologico, quindi, le piante sono pari a esseri umani e animali.

Altri diranno che le piante non sono al pari degli animali perché non hanno un cuore, un cervello, gli occhi o non si muovono. Anche queste sono affermazioni faziose perché animali come meduse, spugne, i ricci di mare, gli organismi unicellulari non hanno uno o più di questi organi ed è ben noto che i coralli sono fermi. Partendo da questo punto, quindi, se questi animali sono privi di questi organi non dovrebbero essere inclusi nelle teorie dell’antispecismo; in caso contrario, invece, avendo punti in comune con le piante sarebbe plausibile includere anche queste negli elenchi antispecisti.

Altri diranno che le piante non provano dolore, ma ne siamo sicuri? E, allora, gli studi di Backster, o queste conclusioni tratte da uno dei tanti siti vegani, oppure ancora questo interessantissimo articolo che ne dimostra le reazioni agli stimoli esterni? Sì, insomma, sul fatto che le piante non provino dolore avrei qualche dubbio.

Insomma, spulciando la natura nella sua varietà, troviamo animali senza cuore, cervello, occhi, o che stanno fermi, oppure ancora piante che provano dolore o comunque che hanno reazioni con l’esterno, quindi la domanda rimane: perché gli animali sono degni di uguaglianza e le piante no? Partendo da questo, anche le piante devono essere considerate alla pari di tutti gli altri esseri viventi e non si devono sfruttare in alcun modo. Allora che si fa? Non si mangia? Non ci si veste? Non si vive più?

SIAMO COMUNQUE UNA SPECIE

Già a questo nessuno ci ha mai pensato. Tante teorie, tante idee e ideologie e poi non ricordiamo la cosa principale, quella basilare: l’essere umano rimane una specie.

In natura, e su questo nessuno può dire niente, non esiste una specie che pensa prima al benessere di un’altra, bensì ognuna pensa prima alla propria sopravvivenza, poi a quella delle altre e non si cura affatto che questa sua sopravvivenza possa causare dolore ad altre forme di vita. Quindi, se siamo animali, dobbiamo comunque pensare prima alla nostra specie. Questo non significa non rispettare le altre…anzi è necessario il rispetto di ogni forma di vita in quanto essa può diventare nostra alleata oppure, suo malgrado, nostro nutrimento, ma è imperativo del genere umano pensare prima al benessere della sua specie come ogni altra specie farebbe.

IL PERICOLO DELL’ANTISPECISMO.

Se, dovessimo porre noi e le altre forme di vita su un medesimo livello, ci sarebbero alcune questioni sulle quali dovremmo riflettere.

Esiste, infatti, a livello filosofico, un metodo di ragionamento chiamato “sillogismo”. Scriverlo in termini matematici suonerebbe così:

Se A = B e B = C allora A = C (ma può essere reso anche più complesso)

Questo metodo di ragionamento funziona, quindi, sulle uguaglianze e, applicandolo all’antispecismo, si verrebbero a creare alcune catene di ragionamenti che diverrebbero assai pericolose.

Ecco qualche esempio:

Per gli esseri umani l’omicidio è reato, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche per gli animali l’omicidio deve essere un reato”

Gli esseri umani lavorano, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche gli animali devono lavorare”

Gli esseri umani pagano un affitto per i luoghi in cui dimorano, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi gli animali devono pagare un affitto per i luoghi in cui dimorano”

Gli animali non usano farmaci se sono malati, gli animali sono uguali agli esseri umani, quindi gli esseri umani non devono usare farmaci”

Per gli esseri umani il furto è un reato, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche per gli animali il furto deve essere un reato”

Gli esseri umani non girano nudi, gli esseri umani sono uguali agli animali, quindi anche gli animali non devono girare nudi”.

Si potrebbe andare avanti così per ore e ore, citando tantissimi esempi, come la cucina (avete mai visto animali cucinare?), la tecnologia (animali che usano pc o smartphone?), la proprietà privata e via dicendo.

Naturalmente l’antispecismo parla di riconoscimento dei diritti, ma sappiamo assai bene che, nel genere umano, il diritto va a pari passo col dovere, quindi dare agli animali i nostri diritti implica dare loro anche i nostri doveri: in caso contrario non ci sarebbe uguaglianza tra esseri umani e animali, ma una supremazia degli animali nei nostri confronti, perché questi ultimi avrebbero tutti i loro diritti naturali e, oltre quelli, ne acquisirebbero altri, trasferiti dalla nostra società alla loro.

Ma, d’altra parte, l’antispecismo specifica che dev’essere rispettata la natura dell’animale, quindi, tornando al concetto di parità, il genere umano dovrebbe rinunciare a tutto ciò che è quanto creato fino a questo momento.

L’omicidio? Secondo un’applicazione rigorosa dell’antispecismo non sarebbe più reato.

La proprietà privata? Inesistente.

Il furto? Ammissibile.

Il denaro? Inutile?

Tutte le attività create dall’uomo (a livello economico e/o culturale)? Da eliminare.

Agricoltura e allevamento? Abolite, perché nessun animale ne alleva altri oppure coltiva il suo cibo.

E via dicendo.

Applicare, quindi, l’antispecismo porterebbe la nostra società ad un pericoloso punto nel quale l’involuzione sarebbe la base del ragionamento, provocando solo caos e portandoci indietro di millenni.

L’ANTISPECISMO COME AUTORIZZAZIONE ALLA SOFFERENZA

Analizzando ulteriormente l’antispecismo e considerando che ogni animale pensa prima alla sua specie che non alle altre e considerando la nostra uguaglianza con gli animali, sorge spontanea una domanda: dove va a finire il disprezzo per la sofferenza animale?

I carnivori, dalla loro comparsa sulla terra, si sono sempre nutriti degli erbivori, uccidendoli in modo spietato. L’antispecismo autorizza, di fatto, la violenza tra animali, accettando che questi vivano secondo la loro natura, quindi questa autorizzazione deve essere estera anche noi in quanto animali che si nutrono da millenni anche di carne, concedendoci non solo di perpetrare la violenza su altre specie (torniamo al sillogismo: se gli animali, per i loro interessi, possono fare del male ad altri animali, anche noi – che siamo animali – possiamo farlo) ma anche verso i nostri simili.

La domanda che, inevitabilmente, sorge da questa cruda considerazione, quindi, è: quale differenza esiste con l’attuale stato delle cose?

Ma, soprattutto, come può essere difeso l’antispecismo se questo, una volta analizzato, rivela che la violenza animale è cosa “buona e giusta” se si ragiona in termini di parità?

Molta gente inneggia all’antispecismo, guarda con ribrezzo agli allevamenti, ai circhi, alle carrozze trainate dai cavalli nelle città storiche, ma è l’antispecismo stesso che ci dice che, se siamo pari agli animali, tutto questo è accettabile.

Gli animali uccidono altri animali per mangiare oppure li sfruttano per i loro comodi, come il pesce pilota, che sfrutta gli squali o altri pesci per avere protezione e nutrimento (n.b. lo squalo, a sua volta lo sfrutta per la pulizia). Gli animali non hanno il cuore di adottare altri animali perché si facciano compagnia e, infine, gli animali, se ci sono problemi interni al branco non si fanno remore di uccidere i propri simili per interesse personale. È questo, quindi, il tanto ammirato antispecismo? È questo che dovremmo perseguire?

ANTISPECISMO E RELIGIONE

Già, probabilmente se avessi voluto ridurre la questione in poche parole, avrei potuto far notare che, nella Genesi, Dio crea gli animali perché servano gli uomini e non viceversa. Certo, gli antispecisti citano Darwin per negare la religione, ma perché, allora non considerano che Darwin riconosce, di fatto, la sofferenza e lo sfruttamento animale come mezzo di sopravvivenza per ogni specie vivente? Se dobbiamo usare tutta la conoscenza umana come un buffet, allora mettiamo su questo enorme tavolo anche questo fattore e ognuno tragga le sue conclusioni (ah, detto inter nos: anche la religione, se studiata attentamente, ci dice che ogni specie deve pensare prima alla sua sopravvivenza e poi a quella delle altre specie).

CONCLUSIONE

In conclusione queste teorie antispeciste si basano non su teorie razionali, ma su una sorta di religione disneyana e cinematografica, che tende a vedere gli animali pucciosi e simili all’uomo, ma nega di fatto tutto il resto.

Quando coloro che seguiranno l’antispecismo capiranno, con l’aiuto di questo e altri testi, che la teoria cui inneggiano è una realtà utopica ben distante dalla natura e dalla scienza, i più se ne allontaneranno e la seppelliranno.

O forse no. Forse alcuni concetti sopravviveranno, come sempre in tutte le teorie (tranne il comunismo platonico perché, forse, avrebbe fatto troppo bene all’umanità per essere applicato), ma le cose assurde svaniranno senza lasciare alcuna traccia.

G.E.

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Ci sono serie che impiegano qualche episodio a trovare la propria identità e questo è il caso, confermato, di Saint Seiya soul of gold, della quale, oggi, è andato in onda il quinto episodio.

Notare che, ancora un po’ che aspettano, la serie finisce, quindi è meglio se la trovano in fretta questa identità!

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Walk through the light to find the shadow,
Til’ your gods stall you from the edge,
Sunk in the thought, the feel, the distance, Prosegui la lettura »

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Tutti tremano nel sentire il nome di Saga..eh eh eh

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(una delle canzoni che più preferisco dei Within Temptation, che mi ispira molto)

I’m dying to catch my breath
Oh why don’t I ever learn? Prosegui la lettura »

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Un errore inesistente

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Camus affronta Milo!

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Riporto qui questa poesia, che è una delle mie preferite di Edgar Lee Masters, non solo perché De André ne fece un brano magnifico all’interno del disco “non al denaro, non all’amore né al cielo”, ma anche per il significato leggermente Gotico e inesorabile che questa canzone porta al suo interno.

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
Il debole di volontà, il forte di braccio, il buffone, l’ubriacone, l’attaccabrighe?
Tutti, tutti dormono sulla collina. Prosegui la lettura »

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Mu dell'ariete arriva ad Asgard e…

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