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E se domani...

Mi sono ispirato al libro di Charles Platt100 test sul prossimo futuro” per ideare questo test, la cui risposta è libera anche se ogni risposta può essere “incanalata” in due correnti.

Quando si sente parlare i vegani, specie su facebook, giungono alle nostre orecchie – o sotto i nostri occhi – parole di odio verso gli esseri umani e l’assoluta difesa degli animali.

Allora perché non testare queste affermazioni per testare la vera profondità della filosofia d’amore che dovrebbe essere il veganismo?

Scommetto che molte persone troveranno questo test interessante e stimolante, anche se so che desterà qualche polemica e anche forte, ma che ci potete fare? Se non si scuotono le menti non si arriva mai alla verità!

Eccovi, quindi, il test! Buona lettura:

Nell’anno 2030 la medicina ufficiale scoprirà un’importante sostanza in grado di curare in maniera definitiva sia le malattie neurodegenerative che malattie come cancro e AIDS.

Questa proteina è in grado di guarire i malati nel 100% dei casi, con un ciclo di cura di 90 giorni evitando effetti collaterali o recidive.

Tuttavia, a causa dello scontento generato dalle teorie alternative nei confronti della medicina ufficiale, ogni nuova scoperta, a partire dall’anno 2027 viene affidata ad un consiglio di 1001 persone selezionate casualmente in tutto il mondo le quali, grazie al loro voto, decidono se una terapia deve essere utilizzata o no.

Tu sei selezionato/a per essere nel consiglio, che si terrà a Los Angeles per tre giorni - non hai nessuna spesa ed hai l’obbligo di partecipare.

Una volta iniziata la seduta del Consiglio, scopri che questa sostanza è presente nel sangue di in una specie animale e che 100 cc di sangue di questo animale può contenere sostanza sufficiente per produrre la cura necessaria per 10 persone.

Scopri inoltre che per poter ottenere questa sostanza non è necessario uccidere l’animale, ma è necessario alimentarli in maniera rigorosa e tenerli in appositi allevamenti in situazioni igieniche elevate.

Scopri inoltre che, pur restando anonimi, i voti sono letti man mano che vengono inviati dalla console di un pc posto di fronte ad ogni elettore.

Tu sai che sei vegano/a, ma sai anche che persone a te molto vicine (amici e/o parenti) sono affetti da una di queste malattie. La tua scelta quindi non è facile.

Alla fine rimane solo il tuo voto e la situazione è in completa parità: solo il tuo voto potrà decidere se questa rivoluzionaria cura potrà essere utilizzata o no.

Il tuo voto è, quindi, determinante e non puoi astenerti dal votare: cosa scegli?

G.E.

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David Bowie è morto

Ormai per tutti è cosa nota il fatto che David Bowie sia morto, dopo una lunga malattia.

Tuttavia, lo ammetto, appena letta la notizia della sua morte su facebook, sono stato tra quelli che hanno pensato “sicuramente è una bufala”.

Solo una ricerca mi ha fatto scoprire la verità, ma tutto è partito come una ricerca atta a smascherare una bufala cui, ormai, grazie ai vari siti di satira (giomale, Lercio, il corriere del corsaro e altri), siamo avvezzi.

Per quanto non fossi un fan sfegatato di David Bowie, ne sono rimasto molto dispiaciuto, ma quello che mi ha fatto riflettere, è stato il mio atteggiamento, condiviso, da milioni di persone nel mondo.

Giornalettismo in un suo articolo dà “la colpa” a mediamass (puoi leggere cliccando qui) io, invece, che non conoscevo questo sito e che ho agito in modo diverso, penso che il problema sia un altro.

Ok, la satira fa parte dell’arte e le arti sono libere e bla bla bla… ma è stato davvero necessario, negli ultimi anni, creare notizie satiriche false su decessi di personaggi famosi? Era davvero necessario passare il tempo a far morire personaggi famosi per gioco, usando titoli come “Paolo Villaggio morto“, oppure “Morta Angela Lansbury” e via dicendo, se poi, ora che un personaggio famoso (e un pilastro della musica mondiale, aggiungo) è morto davvero, nessuno ci crede finché non trova conferma ufficiale?

Questi siti pensano d’aver fatto un buon lavoro? O forse pensano sia il caso di fare cinque minuti di autocritica…

Non sta a me dire cosa questi webmaster devono fare, ma mi auguro solo che qualcuno, prima o poi, inizi a mettere dei paletti a questi “siti di satira”.

Ormai siamo al far west della satira: uno si alza la mattina, apre un sito e si inventa qualsiasi cosa gli passi per la testa e diventa un artista perché fa satira (o dice di farla).

Questo ha portato a tanto allarmismo, tanto odio, tanta incredulità al punto che non solo i social network sono diventati luoghi pesanti in cui stare (non passa giorno che io non trovi almeno una bufala), ma portandoci anche al punto di non credere più alle notizie quando sono vere!

Io spero che, prima o poi qualcuno metta ordine in questa ressa, perché non solo si crea scompiglio, come in questo caso, ma si svilisce anche il lavoro dell’artista, mettendolo al pari di una cosa che tutti, anche senza talento o senza impegno costante, possono fare in pochi clic.

Ma, signori miei, il cazzeggio (fatto dalla maggioranza dei siti) è una cosa, la satira (quella vera) è un’altra e l’arte non può essere fatta part-time!

Quello che spero è che, presto, venga fatta una distinzione tra gli uni e gli altri siti e che quelli non ritenuti satirici, in caso di violazioni, vengano puniti.

Sarà chiedere troppo?

G.E.

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se-non-fosse-stata-una-bestemmia

I problemi verificatisi durante la diretta de “L’anno che verrà” la trasmissione di rai uno con la quale la televisione nazionale voleva salutare l’arrivo dell’anno 2016, sono ormai noti, ma la cosa che più fa discutere è stata una bestemmia passata tra i messaggi che il pubblico poteva inviare.

Ora, potremmo stare qui a parlare dei soliti qualunquismi che girano su facebook, ma andiamo al sodo che è meglio!

Per molti tutto questo clamore è esagerato, poiché ritengono una bestemmia un evento meno grave rispetto ad altri fatti.

Ora, a parte che la bestemmia, se non ricordo male, è un reato – non più penale ma amministrativo –vorrei chiedere:

se anziché un “porco ***” fosse stato un “le donne sono tutte t****”, “gay di m****, siete dei malati di mente, prendetevi l’AIDS e morite male”, “malati di cancro smettetela di pesare sulle casse dello stato”, o un’offesa verso una persona viva o morta? (sono ipotesi, non sto invitando nessuno a scrivere simili cose)

Non è forse vero che, in quei casi, ci sarebbe stata una mobilitazione e uno sdegno generale?

Non è forse vero che, a seconda della situazione, le associazioni in difesa di gay, donne, malati di cancro e via dicendo, sarebbero scese sul piede di guerra facendo causa a questo ragazzo o comunque denunciandolo? Non è vero che avrebbero chiesto non solo la sospensione del dipendente rai, ma il suo licenziamento in tronco?

Leggete qualche giornale – anche del passato – (o cercate, online, lago di Garda, sentinelle in piedi e arcigay), e avrete conferma di ciò che può accadere anche per molto meno.

Perché in quei casi sarebbe partita una caccia alle streghe, mentre in questo caso si vuole sminuire? Per quale ragione l’offesa verso Dio è cosa meno grave di altre?

Io sarò cresciuto in un contesto diverso, con genitori e parenti diversi, ma se io avessi scritto o detto una cosa simile pubblicamente, i miei genitori mi avrebbero dato un ceffone talmente potente, ma talmente potente da rompermi l’osso del collo. Non si sarebbero messi a ridere come, a quanto pare, ha fatto la famiglia del ragazzo (in base a quanto scritto su il corriere della sera).

Oggi si ride di una bestemmia, ma se continuando con questo atteggiamento, domani si ridesse dei malati di cancro? Dei malati di AIDS? Oggi una frase come “t**** idiote che non hanno usato il preservativo mentre si facevano f******!” rivolta alle donne incinte, farebbe partire azioni di ogni tipo verso chi la dice, ma se, continuando a sminuire ogni affermazione, questa frase tra qualche anno fosse causa solo di ilarità?

Pensate e datevi una risposta.

Io personalmente mi sono risposto che è giunto il momento di tornare ad avere tutti un senso del limite. Alcune persone devono scendere da quel piedistallo fatto di edonismo, egoismo ed egocentrismo: si vive tutti in una comunità, ci sono limiti da non superare.

Detto questo, per opinione personale, il ragazzo ha sbagliato. Le sue giustificazioni (come si leggono nell’articolo del Corriere della Sera), non mi convincono, in quanto:

  • Bestemmiare è atto di maleducazione, non un intercalare;

  • Anche chi non è bravo in matematica, fisica o informatica, sa che tutti i software hanno dei bug (e lo vedo io con Hiddy antispam: talmente efficace che impedisce a me, il blogger, di rispondere ai commenti dal pannello di controllo). Lui ha sottolineato d’avere un genitore laureato in informatica, quindi non poteva non sapere questo dettaglio;

  • La preoccupazione per il cane o la serata saltata con gli amici non sono motivo valido per inviare bestemmie.

  • Grazie a questo gesto, un lavoratore è stato sospeso e rischia il posto di lavoro, e per quanto io ritenga ingiusta la sospensione prima del termine dell’indagine interna, che questo sia accaduto per non aver rispettato il limite del buon gusto è una cosa vergognosa.

Detto questo, mi unisco al coro di persone che spera che il dipendente rai non venga licenziato. A me hanno sempre insegnato che “chi non lavora non sbaglia”, una frase che indica che tutte le persone che lavorano possono commettere errori. Nonostante la gravità della situazione, la colpa non è sua ma, come anche sottolineato da Amadeus (o almeno così pare), il vero colpevole è chi ha scritto il messaggio senza pensare alle possibili conseguenze.

G.E.

Per approfondire:

Le parole di Amadeus sull’accaduto

Il presunto sfogo del dipendente rai

L’intervista del ragazzo che ha inviato la bestemmia

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capra-intelligente

Negli ultimi giorni, si è appresa la notizia che Vittorio Sgarbi è stato denunciato dall’associazione AIDAA per il suo “Capra! Capra! Capra!”, espressione che spesso viene usata dal noto critico d’arte per attaccare i suoi detrattori.

A detta della succitata Associazione, una simile affermazione offende un animale intelligente.

Non sta certo a me dare la notizia per filo e per segno – per leggere la notizia, potete cliccare qui – dico solo, forte del diritto di critica, che l’Italia è già un paese con un sistema giuridico notoriamente lento e pieno di contraddizioni (cose che approfondirò nel corso dei vari post), e questi cosa fanno? Aggiungono un ulteriore elemento di rallentamento per una cosa simile?

Ci sono tanti modi di dire italiani basati sugli animali. Qualche esempio:

  • Sei una capra: sei una persona ignorante;

  • Sei una vipera: sei una persona cattiva;

  • Si è inc*****o come un iena: si è inc*****o tantissimo;

  • Sei una serpe che covavo in seno: ti pensavo una persona amica ma mi hai tradito/a

  • Sei un verme: sei una persona da poco;

  • Sei una zecca attaccata ai c******i: sei una persona fastidiosa

  • Trombi come un riccio: fai tanto sesso

  • Sei un tordo: sei una persona poco intelligente

…e via dicendo.

Questi sono tutti modi di dire entrati, nel corso dei secoli, nella nostra lingua.

E ora, cosa si fa? Si puniscono i modi di dire italiani? Ok, va bene, puniteli o chiedete di punirli … finiremo con l’esprimerci a gesti perché, di questo passo, ogni parola presente nel vocabolario italiano, o ogni modo di dire, sarà ritenuta un’offesa da questa o quella persona!

E questa è la libertà italiana? È questa la libertà di pensiero, espressione e parola riportata nella Costituzione?

L’associazione animalista parla di “provocazione” e io sono convinto che la Procura della Repubblica di Ferrara non aprirà nemmeno un fascicolo (su una cosa che, come già da me spiegato, è un modo di dire vecchio di secoli).

Eppure, di fronte alla leggerezza con cui vengono usati, nel nostro paese, mezzi come la denuncia, l’esposto e la querela, io una tassa la metterei per ognuno di questi atti presentato. In alternativa, farei pagare le spese del fascicolo aperto se nessun reato viene riscontrato.

Non si sa mai che, così facendo, anche la nostra legge inizi a velocizzarsi.

Perché, si sa: quando alla gente tocchi il portafogli, improvvisamente diventa più “accomodante” e inizia a chiudere un occhio (o anche due) sulle cose di poco conto.

G.E.

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saint-seiya-sondaggio-trentennale

L’anime Saint Seiya, da tutti in Italia conosciuto come I Cavalieri dello zodiaco, sta per compiere 30 anni.

Da fan storico che ha visto le prime messe in onda della serie – quelle senza gli assurdi tagli messi in opera, successivamente, da Mediaset – ed esperto della serie, mai mi sarei aspettato che Saint Seiya arrivasse a questo lungo traguardo, composto da serie di successo (come la classica fino ai capitoli di Hades) e di meri prodotti commerciali senza arte né parte (come i vari Lost Canvas oppure il più recente Soul Of Gold) e opere molto discusse (come il film Saint Seiya – Legend Of Sanctuary oppure Saint Seiya Omega).

Eppure questa serie, grazie anche alle sapienti mani di chi ha saputo renderla epica ed esteticamente guardabile (vale a dire Shingo Araki di cui, proprio quest’anno, si è celebrato il quarto anniversario dalla scomparsa) è arrivata fino a noi e continua imperturbabile la sua vita.

Il successo di Saint Seiya è così elevato che tante iniziative arrivano dal Giappone per celebrare questo evento: numeri speciali dei manga ispirati alla serie attualmente in pubblicazione, fino ad una mostra “Complete Works of Saint Seiyadurante la quale si vocifera – ma nessuna conferma ufficiale è stata ancora data – che verrà dato l’annuncio di una nuova serie animata ispirata alla serie di Masami Kurumada.

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Il fermento è tale che direttamente dal Brasile, il sito Os Cavaleiros do Zodíaco, lancia un sondaggio per dare qualche dritta su come dovrebbe essere creata la nuova serie.

Io ho personalmente partecipato al sondaggio (vi scrivo proprio dopo aver votato) però, sono combattuto.

Secondo me non dovrebbe essere creato un sondaggio da inviare alla Toei Animation su come dovrebbe essere creata la prossima serie, dovrebbe essere fatto un corso per creare uno spirito critico nei fan della serie, perché troppi sono un tantino larghi di manica e tendono a giustificare troppo spesso quello che viene recentemente creato in animazione.

Molti, infatti, odiano l’innovazione e amano la falsa riga della serie classica e non si rendono conto, perdonate la critica, delle ciofeche e delle scimmiottate assurde che ci vengono messe sotto il naso (tant’è che Omega, una serie nuova ed indipendente al 100%, è stata odiata, mentre le altre serie, da Lost Canvas fino a Saintia Sho, vengono salvate e apprezzate perché hanno richiami più o meno marcati alla serie classica).

Sinceramente inizio a stufarmi di questo accanimento terapeutico sulla serie e trovo sempre meno qualità nelle produzioni e sempre più fandom e fanservice.

Io non so che cosa avranno in mente di creare per la prossima serie – ammesso e non concesso che venga creata – ma mi auguro vivamente che sia un prodotto degno d’essere visto.

Ad ogni modo il sondaggio online è compilabile fino al 3 febbraio e sarà comunque una buona occasione per far avere le proprie idee a Kurumada e a tutti coloro che stanno creando serie derivate.

Per partecipare al sondaggio, puoi cliccare qui

G.E.

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La caratterizzazione delle divinità egizie in Gods of Egypt

La caratterizzazione delle divinità egizie in Gods of Egypt

——–

Tutti i fan del cinema e dei film d’azione dovranno segnarsi questa data: 25 febbraio 2016.

In questa data sarà infatti diffuso, nelle sale cinematografiche, il film “Gods Of Egypt”, la nuova pellicola di Alex Proyas, già regista del famosissimo – quanto travagliato – film “Il corvo” tratto dal famoso fumetto omonimo di James O’Barr.

Il film in arrivo l’anno prossimo parlerà di una battaglia epica tra mortali e divinità egizie contro il dio Egizio Seth (interpretato da Gerard Butler) per riportare la pace in un regno pacifico.

Le informazioni sono ancora molto poche, tutto sommato (manca, ad esempio, l’elenco del cast che doppierà in italiano la pellicola), tuttavia esiste già un trailer che ho visionato e che potrete guardare cliccando qui.

Come avrete sicuramente visto anche voi visionando il trailer, il film è epico e colossale, ma agli appassionati di manga e anime non sarà sfuggita una somiglianza, seppur parziale, con le animazioni del CGI di Saint Seiya Legend of Sanctuary.

Come nella serie animata giapponese, infatti, le divinità in Gods of Egypt, quando combattono, indossano armature molto simili a quelle della pellicola nipponica uscita solo un paio di anni fa e alcune movenze ricordano alcune scene del suddetto film.

Ad ogni modo non voglio sbilanciarmi dicendo che il film sia bello o meno, però gli scenari, le animazioni, i combattimenti e le inquadrature riportate in questo trailer, somiglianti o meno che siano a I Cavalieri dello Zodiaco, incuriosiscono e mi fanno venire voglia di andare a vedere la pellicola, sempre nella speranza che, come purtroppo spesso accade, questo piccolo assaggio non sia il montaggio del meglio che il film ha da offrire.

G.E.

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La terra alimenta un continuo fremito
nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare,
Allora, suonare ti tocca per tutta la vita.
Che vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da attraversare per arrivare al fiume?
C’è vento nel granturco: ti freghi le mani
per i buoi già pronti per il mercato;
oppure ti arriva il fruscio delle gonne.
Come le ragazze quando ballano a Little Grove
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un vortice di foglie significavano una rovinosa siccità;
Per me somigliavano a Red-Head Sammy
che danzava Toor-a-Loor.
Come facevo a coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di aumentarli,
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
agitata nella mia testa da corvi e pettirossi
e il cigolìo d’un mulino a vento – vi sembra poco?
Non toccai mai un aratro in vita mia
senza che qualcuno mi fermasse per strada
e mi portasse ad un ballo o un picnic.
Finii con quaranta acri;
finii con una viola rotta -
e una risata rauca, e mille ricordi,
e nemmeno un rimpianto.

La versione di Fabrizio de Andrè, rinominata, nell’album “non al denaro, non all’amore né al cielo”Il suonatore Jones”.

In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.

Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.

Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.

Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.

Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.

G.E.

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Che i vegani e gli animalisti siano rinomati per le loro battaglie in difesa degli animali, ormai è cosa rinomata…che le loro battaglie spesso siano assurde, beh…su questo molti dubbi erano stati sollevati ma ancora nessun certezza era di dominio pubblico.

Questo, almeno per quel che mi riguarda, fino a quando ho scoperto la storiella della raccolta di firme per trasformare il coniglio in un animale da affezione vietandone la macellazione e il consumo delle carni e delle pelli.

Ora, siamo onesti: l’idea di Michela Vittoria Brambilla, a parer mio, fa acqua da tutte le parti. Strano, perché l’altra raccolta di firme che aveva promosso su change.org – quella per vietare che gli animali domestici fossero pignorabili – era davvero giusta, tant’è che la firmai.

Questa, invece, è proprio “out of this world”.

In primis, vietare l’allevamento e il consumo di carne di coniglio, vorrebbe dire andare a colpire le tasche di molti allevatori e di tutto un comparto, con relativa possibile chiusura d’aziende e conseguenti licenziamenti (motivo sufficiente per far sollevare parecchie voci contrarie, specie in periodo di crisi) ma allora, per estensione, uno potrebbe dire che anche i pesci sono animali d’affezione e, quindi, si dovrebbe vietare la pesca e la vendita. Ok, nessuno ha un acquario con le trote salmonate in casa però, come non viene fatta distinzione tra coniglio da affezione (o coniglio nano) e coniglio “da carne”, perché dovremmo, noi, distingue tra “pesce d’affezione” e “pesce da tavola”?

Ma, al di là di queste ottiche, gli animalisti e i vegani pensano davvero che sia questa la cosa più importante cui pensare per i loro amici pelosetti?

Strano, perché io ho trovato tre problematiche veramente vergognose, che dovrebbero far capire loro quali devono essere le loro priorità!

Le tre vergogne, sia chiaro, sono tutte concentrate nello stesso “ramo” se così possiamo dire, tuttavia preferisco chiamarle col loro nome, separatamente.

La prima vergogna vegana ed animalista sono i farmaci per animali.

Forse non tutti lo sanno, ma i farmaci per animali costano minimo 3 volte di più rispetto a quelli per gli esseri umani, nonostante abbiano lo stesso principio attivo al loro interno.

Qualcuno dirà “eh ma sono formulati diversamente”…non è esatto. Fino al 1991-1992 agli animali venivano dati tranquillamente i nostri farmaci poi, una serie di leggi ha impedito tutto questo, ordinando che la prescrizione e l’assunzione di farmaci umani per gli animali potesse avvenire solo se non esistesse il corrispettivo veterinario. Questo cosa vuol dire? Beh, che lo stesso principio attivo utilizzato per gli esseri umani e che pagheremmo pochi euro, preso come farmaco animale, lo paghiamo infinitamente di più e la cosa più grave è che esisterebbero i generici ma in Italia pare non esistere il corrispettivo generico dei farmaci veterinari, per quanto alcune associazioni veterinarie si stanno battendo proprio per fare in modo che questi vengano commercializzati.

Chissà, forse i vegani moderni hanno i soldi per permettersi questi farmaci, ma l’anziano che ha nell’animale domestico il suo amico di tutti i giorni, forse no, quindi la priorità non è trasformare il coniglio in un animale d’affezione, ma permettere a tutti i padroni di animali domestici d’accedere ai farmaci per i loro pet senza svenarsi!

(clicca qui per accedere all’articolo del “Il fatto quotidiano” che approfondisce la questione)

La seconda vergogna vegana ed animalista, sempre restando in tema salute, sono i veterinari…beh, non tanto i veterinari (i quali sono, comunque professionisti seri che meritano d’essere d’esistere) quando l’enorme buco che c’è nelle leggi italiane riguardo l’adempimento dei propri doveri.

C’è da dire, infatti, che se non fai curare il tuo animale, puoi rischiare un’incriminazione per maltrattamento animale, però qual’è il problema? Il problema è che andare da un veterinario può diventare una spesa proibitiva per i meno abbienti! Di fatto, in Italia – non so nel resto del mondo, ma poco mi interessa – non esiste una sanità pubblica per gli animali. Il tuo animale sta male, quindi? Bene, prepara il portafogli, perché minimo spenderai 30 euro alla prima visita dal veterinario e, se poi ci saranno altre visite da fare, i soldi ti usciranno come ridere. Secondo alcune testimonianze, alcune visite per animali possono arrivare anche ai 1000 euro o più. ‘Zzarola: nemmeno per noi spenderemmo quella cifra, e dovremmo spenderli per gli animali domestici? Eppure sarebbe un dovere di ogni proprietario di pet.

La legge italiana dà l’obbligo ma non viene dato il metodo per tutti per adempiere a tale obbligo (la solita vecchia storia, insomma). Una vergogna in un paese civile e che ha tra i suoi principi quello dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. In questo caso è palese che il mezzo non sia dato a tutti – come le persone a basso reddito – eppure cosa fanno i vegani e gli animalisti? Invece di pensare a fare pressione per eliminare questo buco, pensano a raccogliere firme per i conigli come animali d’affezione.

(Cliccando qui potrai approfondire la questione appena descritta)

Quanto descritto finora, tuttavia, non è niente rispetto alla terza vergogna vegana ed animalista!

Chissà, forse qualcuno pensa che gli animali, a differenza nostra, siano immortali.

Mi spiace deludere queste persone con quanto sto per scrivere, ma mi duole comunicare a chi ancora non lo sapesse, che anche gli animali domestici muoiono.

E cosa si fa quando un animale muore? Beh, non proprio quello che si farebbe per un essere umano. Per noi, quando tiriamo le cuoia, si opta per un funerale con tumulazione oppure cremazione e la storia è finita. Per gli animali non è proprio così.

In Italia ci sono le leggi anche per questo…è quello che implicano che è discutibile.

Come sempre, anche qui si va in base al portafogli. Se sei, infatti, fortunato, allora potrai permetterti una cremazione per il tuo animale domestico (qualche anno fa erano 200 euro minimo, non so ora come siano i prezzi) e gli darai un riposo dignitoso.

Se non puoi permetterti tale cifra, le cose si fanno tragiche!

In primis, levatevi dalla testa di seppellirlo dove capita. Può sembrare la soluzione migliore (e anche poetica se trovi un bel luogo), ma la legge non lo permette e se ti beccano sono problemi, sempre che tu non abbia un tuo pezzo di terreno, allora problemi non si pongono.

Depennata l’opzione più economica e la cremazione, restano due opzioni e, qui, lo sgomento sale.

L’opzione più pratica sarebbe di portarlo da un veterinario il quale, però, dove lo manda? Secondo le varie ricerche, il veterinario non può fare altro che chiedere alla ASL di smaltire l’animale domestico come un rifiuto oppure vengono sottoposti ad incenerimento comune. In altri casi, invece, essi possono essere smaltiti come rifiuti! Sì, avete capito bene? Come immondizia. Bella fine per l’animale col quale avete passato la vostra vita e che avete amato no?

Si parla di antispecismo e di nostra uguaglianza con gli animali da vivi e poi, una volta morti, vengono trattati come rifiuti da smaltire! Bella uguaglianza…confortante!

Rimarrebbe, tuttavia, un’altra strada per evitare che il gatto finisca come la tua cena di ieri: seppellirlo in un cimitero animale.

MA ATTENZIONE: solo pochi eletti possono permettersi questo lusso!

Per quanto, infatti, alcune di queste strutture permettano la tumulazione di animali anche per i meno abbienti, rimane il fatto che non tutte le regioni italiane si sono ancora mosse con una legge specifica. Alcuni privati possono chiedere di adibire un terreno a tale scopo (sarà poi il comune a decidere se sarà possibile o meno farlo) e alcune cliniche per animali hanno un luogo adibito a questo scopo – non tutte, però – ma a tutt’oggi pare che solo otto regioni italiane si siano muniti di un cimitero animale. SOLO 8 SU 20! E sapete quanti sono questi cimiteri? SONO DIECI IN TUTTA ITALIA! Ora, contando che, secondo dati tgcom24 riportati l’anno scorso, nel nostro paese ci sono 60 milioni di animali domestici, mi dite in 10 cimiteri come ce li facciamo stare? È naturalmente impossibile, non c’è spazio a sufficienza!

Quindi ti muore l’animale domestico? Ecco come stanno le cose in Italia: una vergogna sulla quale nessuno si muove effettivamente, per quanto sia sotto gli occhi di tutti!

(cliccando qui scoprirai l’elenco dei cimiteri animali in Italia)

Eppure, vegani ed animalisti, a quanto pare, continuano a pensare ai conigli come animali d’affezione. Forse loro hanno un sacco di soldi da spendere, quindi a queste cose non ci pensano. E chi lo sa?

G.E.

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Riposano assieme in questa tomba Benjamin Pantier, avvocato,
e Nig, il suo cane, fedele compagno, conforto e amico.
Lungo la strada grigia, amici, figli, uomini e donne,
uscendo uno a uno dalla vita, finirono col lasciarmi solo
con Nig come amico, compagno di letto e bevute.
Nel mattino della vita conobbi l’ambizione e scorsi la fama.
Poi lei, che mi sopravvive, catturò la mia anima
con un laccio che mi dissanguò a morte,
e io, un tempo risoluto, mi ritrovai finito, inerte,
a vivere con Nig nel retro di uno squallido ufficio.
Sotto la mia mascella è accoccolato il naso scarnito di Nig -
la nostra storia si perde nel silenzio. Addio, folle mondo!

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Il Museo di Castelvecchio a Verona, luogo del furto.

Il Museo di Castelvecchio a Verona, luogo del furto.


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Purtroppo, ieri si è verificato un furto di opere d’arte in quel di Verona.

La notizia è stata riportata da molti giornali online, come il corriere del Veneto o la Stampa.

In versione ultra breve, i fatti:

Ieri notte, nel Museo di CastelVecchio a Verona, sono state trafugate ben 15 opere d’arte di autori come Mantegna, Tintoretto, Rubens. I tre ladri, a volto coperto, sono entrati nel museo e hanno bloccato la guardia giurata presente e la cassiera, per poi costringere la prima a portarli nelle varie sale dove hanno commesso trafugato 15 opere d’arte.

Si pensa che il furto sia stato commissionato da un collezionista, ma al di là di questo, da cittadino mi domando come sia possibile che in un museo dove sono presenti tele di artisti così importanti, vi sia stata una sola guardia giurata oltre che la cassiera la quale, poverina, mica tanto poteva fare contro questi ladri, non possedendo armi.

Una sola persona, quindi, a difendere beni di valore inestimabile i quali, ora, non si sa dove siano finiti e in mano a chi. Poterli ritrovare non sarà impresa facilissima – potrebbero già essere usciti dall’Italia – ma è scandaloso che, nel nostro paese, l’arte sia trattata con così poca cura.

Le opere d’arte ed architettura presenti sul nostro territorio, ricordo a chi se ne dimenticasse, portano migliaia di turisti nel nostro paese ogni tanto e tutto questo significa pane e posti di lavoro per centinaia di persone in tutto il nostro paese.

Purtroppo non è raro leggere, sui giornali, di furti o di danneggiamenti alle opere d’arte presenti sul nostro paese.

Questo non va! Noi abbiamo il dovere di dare a queste opere la massima protezione, la stessa protezione che viene data a coloro i quali viene data una scorta.

Leggere di una sola guardia giurata presente in quel momento, rattrista.

Nemmeno in un momento vuoto nella giornata, infatti, può essere presente una sola guardia giurata e su questo – perdonatemi la critica – non si transige, perché è naturale che se qualcuno vuol commettere un furto, approfitta del primo momento di “debolezza”. Perché fornirglielo così?

G.E.

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